Quando hanno il coltello dalla parte del manico, quando possono imporre la propria scelta di abbandonare anziché subire quella di essere abbandonate, le persone hanno questo di orribile e stupefacente: fanno tutto così facile. Sembra che parlino di un qualche bambino che sta imparando a camminare: è caduto povero piccolo, si è sbucciato le ginocchia, ma poco male, adesso si rialza e vedrai come fila spedito. Le ginocchia si riaggiustano no? Che problema c’è?Però guarda caso, a parlare così è sempre qualcuno che ha già imparato a correre.
Marco Mancassola, Il mondo senza di me
È passato un mese dall’ultima volta che ho visto F, eppure è ancora dentro di me. Lo penso sempre, lo vedo in tutte le sue espressioni, ne sento la voce: ogni cosa mi ricorda lui e qualche conversazione che abbiamo avuto.
Sono ancora intossicato, invischiato, drogato.
Gianrico è un uomo della mia città che ho frequentato per qualche tempo qualche anno fa. Frequentare è una parola grossa: sono stato a casa sua non più di tre/quattro volte e non lo ho mai visto al di fuori di lì. Era sempre lui che mi cercava al telefono. Dopo un po’ l’antifona da parte mia era chiara: non mi interessava stare con lui. Se era per divertimento ci poteva anche stare.
Ci è rimasto molto male, quando lo ha capito.
Essere dall’altra parte fa, appunto, molto male. Sapere che F (non) prova per me quello che io (non) provavo per Gianrico è una verità difficile da accettare.
Però così è.
Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso, che si muovano liberamente senza il nostro intervento, finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente. Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi, si allontanano da noi, lasciamole andare. Molliamo la presa. Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro.Bert Hellinger, Gli ordini del successo
Ho pensato ad una foglia con sopra disegnata la faccia di F, come quando da bambino lanci una foglia secca in un torrente e la guardi passare sotto al ponte. Poi ad un certo punto si impiglia in qualcosa. E poi, ancora, scappa via per sempre. Così ho immaginato che F esca dalla mia vita come tre mesi fa ne è entrato. Per sempre, via dalla mia vista.
La mente si deve abituare alle cose che non
sono familiari e disabituare a quelle che sono familiari: solamente così ci può
essere un cambiamento.
Così stanotte ho pensato di fare spazio nella
mia vita/mente: ho archiviato il fattore F. L’ho messo tutto in una scatola con sopra il suo nome e
l’ho tolto dall’attualità. Resterà una ferita, ma è chiusa, o in via di
guarigione: non ci posso fare niente.
Solamente così mi posso aprire
all’imprevedibile, mi posso rendere libero per qualcos’altro. Magari, chi lo
sa, l’uomo della mia vita è davvero dietro l’angolo, magari la scelta migliore
che farò è vicina, magari il rifiuto da parte di F si rivelerà la cosa più
grande che mi sia mai capitata.
Resta comunque l’amaro in bocca ma, dato che mi
piacciono i confini, oggi è il 31 luglio e con questo mese, caro F, anche tu
vieni archiviato.
Quando sono andato in montagna per I suoni
delle Dolomiti a un certo punto, scendendo a piedi fino alla macchina, c’era
come un limite fisico tra il prato e l’acquedotto, segnato da grossi sassi. Mi
sono detto: “Ecco, qui io ti abbandono, F, Da questo momento non fai più parte di me”.
Poi ho ritrovato lo stesso concetto sempre nel
libro di Mancassola, che ho voluto rileggere, evidentemente non a caso. Lo avevo scoperto tanti anni fa ma si vede che il mio subconscio mi ha indicato la strada verso quel libro, non a caso:
Ieri sera, quando il treno ha attraversato la stazione di Chiasso e ho capito che entravamo in Svizzera, ho deciso che era quello il momento. Un confine fisico, nazionale, è stato un confine nella mia vita. Da qui, mi sono detto sottovoce, inizia la nuova vita. Io so cosa vuole dire nuova vita. Vuol dire smettere di aver bisogno di una persona, che non ha più bisogno di me.
Dio solo sa quante volte mi sono detto: “Ricordati
questa data: oggi è il giorno in cui inizia il resto della tua vita”.
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